Perciocchè ora sarebbe trovata più pesante che la rena del mare; E però le mie parole vanno all'estremo.
Perchè le saette dell'Onnipotente sono dentro di me, E lo spirito mio ne beve il veleno; Gli spaventi di Dio sono ordinati in battaglia contro a me.
Una cosa insipida si mangia ella senza sale? Evvi sapore nella chiara ch'è intorno al torlo dell'uovo?
Questa sarebbe pure ancora la mia consolazione, Benchè io arda di dolore, e ch'egli non mi risparmi, Che io non ho nascoste le parole del Santo.
Quale è la mia forza, per isperare? E quale è il termine che mi è posto, per prolungar l'aspettazione dell'anima mia?
Non è egli così che io non ho più alcun ristoro in me? E che ogni modo di sussistere è cacciato lontan da me?
Benignità dovrebbe essere usata dall'amico inverso colui ch'è tutto strutto; Ma esso ha abbandonato il timor dell'Onnipotente,
Stimate voi che parlare sia convincere? E che i ragionamenti di un uomo che ha perduta ogni speranza non sieno altro che vento?
Deh! ravvedetevi; che non siavi iniquità; Da capo, il dico, ravvedetevi, io son giusto in questo affare.